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                                                                                                          PROGRAMMI E REPERTORIO

 

 

IL SACRO RITROVATO

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Concerto di musica sacra dedicata alle opere sacre scritte in Sicilia  di Antonino Reggio , eseguito dall’Arianna Art Ensemble, dall’Ensemble vocale Eufonia e Antonio Il Verso , diretti dal Maestro Fabio Ciulla.

L’originalità  del  progetto consiste nella riscoperta dell’opera sacra di Antonino Reggio, clavicembalista e prolifico  compositore siciliano nato ad Aci Catena  nella prima metà del ‘700 e riscoperto nel 2000 ad opera del musicologo inglese Anthony Hart.

Antonino Reggio (1725-1780) è nato a Aci Catena, in provincia di Catania in un ramo della famiglia Reggio, Principi di Campofiorito. All'età di otto anni fu mandato a Palermo per studiare al  "Collegio dei Nobili" e poi al Seminario arcivescovile dove fu ordinato sacerdote nel 1749. A Palermo egli compose il Dixit Dominus e il Domine ad Adjuvandum,  opere che sono contenute nello stesso manoscritto, e per la prima volta dopo 270 anni circa potranno essere riascoltate .

Prima di essere riscoperta nel 2000 in una biblioteca in Germania, la musica di Antonino Reggio, è rimasta dimenticata per oltre due secoli. Negli ultimi quindici anni è stata effettuata un’approfondita ricerca sulla vita di questo grande e talentuoso prete siciliano. Nel 1770 Charles Burney  nel suo libro The Present State of Music in France and Italy afferma che Reggio era,  «eminente  per  le  [sue]  abilità  artistiche e il  sapere  nella  scienza  del  suono»,  e poi ‹‹ il  miglior  clavicembalo  che  ho  incontrato,  quello di  monsignor  Reggio  a  Roma.» .

Il programma mette in evidenza inoltre il  rapporto tra Antonino Reggio e i compositori coevi  come David Perez, maestro della Real Cappella Palatina di Palermo negli stessi anni in cui Reggio componeva la sua opera sacra .

 

PROGRAMMA

 

Ant.: Deus, in adjutorium meum intende

Antonino Reggio (Acicatena 1725-Roma? 1780)

DOMINE      per 4 voci  e strumenti (Palermo, 1749 )

Domine ad adjuvandum,

Gloria, a 2, S & A

Sicut erat in principium & Amen

 

Alessandro Scarlatti ( Palermo, 1660 – Napoli, 1725)

Sonata  per flauto, 2  violini e b.c.in la min.

allegro-largo-fuga-largo e piano-allegro

 

 

Ant.: Post triduum  (dai Vespri per la festività della Sacra Famiglia)

Antonino Reggio (Acicatena 1725- Roma? 1780)

DIXIT per 4 voci  e strumenti (Palermo 1749)

Dixit Dominus,

Virgam virtutis, S solo

Tecum principium, a 2 A & T

Iuravit,

Dominus a dextris tuis,

Iudicabit, B solo

De torrente, S solo

Gloria,

Sicut erat in principium & Amen

 

 

Antonio Lotti ( Venezia 1667-1740)

Sinfonia dal Teofane (1719)

allegro-adagio-allegro

 

Ant.: Ante luciferum genitus    (dai Vespri per l’Epifania)

David Perez (Napoli 1711-Lisbona 1778)

Dal DIXIT   per voci e stromenti (Napoli, 1758)

Dixit Dominus,

Iuravit,

Iudicabit,

Gloria,  a 2, S & A (strument.)

Sicut erat in principium & Amen

 

 

Inno : Ave Maris Stella

 

Domenico Zipoli (Prato 1688 – Córdoba 1726)

Verso IV in I tono dalle Sonate d'Intavolatura per Organo e Cimbalo Op.1 (1716 )

 

 

David Perez (Napoli 1711-Lisbona 1778)

Dal Domine per voci e strumenti

Sicut erat in Principium

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DMITRI SINKOVSKY ED ARIANNA ART ENSEMBLE

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 "Le Stagioni" di A. Vivaldi ed altri concerti italiani per violino archi e bc

 

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 THE MISSING LINK

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 Giovanni Sollima - Arianna Art Ensemble

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Giovanni Battista Costanzi (Roma, 1704 – 1778) ebbe grande successo con la sua opera “Carlo Magno” nel 1729, anno a partire dal quale venne nominato, grazie alle raccomandazioni del cardinale Ottoboni, maestro di cappella nelle più importanti chiese romane: nel 1729 a San Luigi dei Francesi, nel 1743 al San Marco e a Santa Maria in Vallicella e infine nel 1755 divenne direttore della Cappella Giulia a San Pietro. Contemporaneamente ebbe un’ottima reputazione di musico, che fu lodata con diverse onorificenze, tra cui la presidenza della Congregazione di Santa Cecilia a Roma nel 1740, 1754 e 1769. Tra i suoi allievi si ricorda il celebre Luigi Boccherini che studiò sotto di lui nel 1757.

 

I suoi lavori violoncellistici sono straordinari per l’evoluzione tecnica e virtuosistica unita a forza lirica, espressiva e addirittura visionaria. Il linguaggio è in bilico tra Tartini e Boccherini passando dalla Scuola Napoletana, alla quale egli fu vicino.

 

Le sonate a 2 violoncelli sono senza basso e più avanti nel linguaggio, sfiorano Haydn, di cui egli fu conoscente o amico, tant’è che un concerto in re Maggiore per violoncello e archi è stato attribuito ad Haydn per diversi anni. Da notare la “Sonata da Camera ad usi di corni da caccia” in cui i due violoncelli si inseguono su terze e seste e che rievoca quasi pittoricamente un’immagine apollinea.

In molte delle Sonate i movimenti conclusivi sono costituiti da Minuetti, in alcuni casi appena accennati e con la linea di basso costante e che invita a costruire ulteriori variazioni. Questa è la linea l’indizio, che intendo seguire.

La notazione, in altri momenti, sembra appena accennata, quasi che l’autore/performer intendesse improvvisare su un canovaccio. Per me è un invito a nozze!

Tra la trascrizione in notazione moderna e la decodificazione mi sono trovato – quasi senza accorgermene a riscrivere o a scrivere di sana pianta, fortemente ispirato dal musicista. Dal personaggio e dal contesto romano del tempo intorno a lui. “Il Mandatario” è il brano che ho composto ispirato appunto da uno dei ruoli che Costanzi ricoprì per il Cardinale Ottoboni, ovvero “il mandatario”, capo d’istrumenti, colui che andava in giro a raccogliere musici per formare le orchestra per le grandi occasioni, un vero e proprio casting!

Giovanni Sollima

 

Programma

 

Sonate e Sinfonie per Violoncello e basso continuo di Giovanni Battista Costanzi detto il “Giovannino del Violoncello”

 

Sinfonia re magg per violoncello e basso continuo

Adagio Staccato, Allegro, Amoroso I, Amoroso II (dur: 11:00)

 

Sonata in do min per violoncello e basso continuo

Adagio, Allegro, Grave, “Capricio” (Allegro assai) (dur: 10:00)

 

Sinfonia in si bem magg per violoncello e basso continuo

Adagio, Spiritoso, Sarabanda (Amoroso), Minuè (dur: 12:00)

 

Paolo Rigano, Wayward thoughts (dur: 05:00)

G.B Costanzi, Sonata in si bem magg per violoncello e basso continuo

Andante, Allegro, “Giga” (Allegro) (dur: 6:00)

 

Sinfonia in do magg per violoncello e basso continuo

Grave, Allegro, Allegro con variazioni (dur: 10:00)

 

Sonata in sol min per violoncello e basso continuo

Cantabile, Allegro, Presto (dur: 11:00)

 

Giovanni Sollima: “il mandataro” (dur: 12:00)

 

Giovanni Sollima , Violoncello

Andrea Rigano,  violoncello

Paolo Rigano, arciliuto e chitarra barocca

Cinzia Guarino , Clavicembalo

 

 

 LA LEGGENDA DI ORLANDO: BATTAGLIE, AMORI E FOLLIA

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   Tra cunto e musica barocca

 

«Le donne, i cavalier, l’arme, gli amori, le cortesie, le audaci imprese» dell’Orlando furioso di Ludovico Ariosto si sono spesso ritrovati sulle scene dell’opera barocca. L’intricata rete di amori, follie, incantesimi e fughe tessute dall’Ariosto offriva ai compositori una perfetta occasione per mettere in scena quegli “affetti” teorizzati nel 1650 dal gesuita Athanasius Kircher. Per suggestionare ed influenzare l’uditore la musica barocca, non solamente quella vocale, sceglie di ricorrere ad un linguaggio codificato e complesso che per ogni “affetto” prevede una soluzione: le arie si dividono così in arie “di follia”, “di furore”, “pastorali” e così via. E tutti questi elementi, dal sogno alla follia all’amore al ritiro pastorale, l’Orlando furioso li offriva in abbondanza, fornendo agli indispensabili fuochi d’artificio vocali dei virtuosi il combustibile di una forte motivazione drammatica: ed ecco le scene barocche affollarsi di Orlandi, Alcine, Ginevre di Scozia, Ariodanti…

Allo stesso modo nella Sicilia dell’Ottocento e del Novecento la narrativa cavalleresca, in particolare l’Orlando furioso, diviene il tema principale dei contastorie e dell’opera dei pupi. Le strategie di declamazione del cunto seguono una codificazione che può essere paragonata a quella delle pratiche compositive della musica barocca, e anche in questo caso il fine principale è “l’affetto”: una comunicazione immediata e inequivocabile delle emozioni dei personaggi, che si imprima fortemente nel pubblico spingendolo a una reazione di viscerale identificazione.

Per questo spettacolo Paolo Rigano ha scelto di accostare alcuni brani strumentali di Antonio Vivaldi agli episodi del cunto: così la scena della battaglia tra musulmani e cristiani è accompagnata dalle strappate degli archi della Sinfonia RV 116, l’amore non corrisposto di Orlando per Angelica dall’Adagio del Concerto per flautino RV 443, infine la follia di Orlando dalle variazioni sul tema della Follia.

Con un ensemble di giovani ma già affermati musicisti siciliani ed il cuntista Maurizio Maiorana, musica barocca e cunto si incontrano nella figura di Orlando, eroe innamorato e furioso, incarnazione della varietà degli affetti e simbolo di una Sicilia profondamente “barocca”.

 

Sinfonia rv 112 per archi e b.c.

Sinfonia rv 116 per archi e b.c.

sonata a 3 "la Follia" per 2 violini e b.c.

Concerto per flautino , archi e b.c. RV 443

 

 

Arianna Art Ensemble

Maurizio Majorana, cunto

In collaborazione con : Accademia di Belle Arti di Palermo

Dipartimento Arti Applicate Scuola di Scenografia

Stage director: Fabrizio Lupo

Back drop/puppet player/stage manager: Alessia D'Amico

Collaboration scenary Grazia Inserillo

Realization puppets/video drawing/puppet player   Gabriele Genova

 

 

  ALL’ ITALIANA

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Antonio Vivaldi (Venezia 1678-1741)

Trio sonata per due violini e b.c. in re minore “La Follia” RV 63

 

Concerto per liuto, 2 violini e b.c. in re maggiore RV 93

(Allegro - Adagio - Allegro)

 

Concerto per flauto dolce, archi e b.c. in do minore RV 441

(Allegro non molto - Largo - Allegro assai)

 

Trio sonata per violino, liuto e b.c. in sol minore RV 85

(Andante molto - Larghetto - Allegro)

 

Concerto per flauto, archi e b.c in sol minore "La Notte" RV 104

(Largo - Fantasmi: Presto - Largo - Presto - Largo: il sonno – Allegro)

 

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“All’italiana”: e quindi contraddistinto da un pizzico di follia, dal piacere dell’improvvisazione, dalla visionarietà di sogni ed apparizioni fantastiche, dall’abbandono al piacere dei sensi. Tutta una serie di caratteristiche che identificano gli italiani in Europa tra Sei e Settecento (e anche oltre) e che sembrano incarnarsi nella figura di Antonio Vivaldi, “il Prete Rosso” che una fonte dell’epoca ricorda come “eccelentissimo [sic] Sonatore di Violino” e “stimato compositore de concerti” che “guadagnò ai suoi giorni cinquantamille ducati, ma per sproporzionata prodigalità morì miserabile in Vienna”. Il prete rosso, “rosso perché brucia e prete perché è un mistico”, per citare Gian Francesco Malipiero, è anche un maneggione (come spesso sono considerati gli italiani all’estero): diventa infatti uno degli amici intimi del consigliere Charles de Brosses “per vendergli a caro prezzo dei concerti”. De Brosses, che di definizioni se ne intendeva (è stato lui a coniare i termini “feticismo”, “Polinesia” e “Australasia”), descrive il compositore come “un vecchio che possiede una furia di comporre prodigiosa. L’ho udito vantarsi di saper comporre un concerto con tutte le sue parti, più velocemente di quanto un copista potesse copiarlo”. Di nuovo la frenesia, la “furia” che confina con il delirio.

Il programma si apre infatti all’insegna della pazzia, con la Trio sonata in re minore che consiste interamente in una serie di variazioni sul notissimo tema della Follia (e Vivaldi non è né il primo né l’ultimo compositore a cimentarsi in quest’impresa), e si chiude con quella lucida fantasmagoria che è il Concerto in sol minore detto “La notte”, dove l’inquietante secondo movimento evoca i fantasmi mentre il terzo e ultimo Largo rappresenta la calma del sonno: come scriveva Gian Francesco Malipiero, “si sente che è notte profonda, impenetrabile”.

Nella scelta dei brani dominano le tonalità minori, quindi “notturne”: un richiamo alla lunare Venezia con la sua aura di decadenza e morte. Un’aura che dal Settecento, momento in cui la Serenissima, pur ancora splendida, va perdendo a poco a poco il suo dominio territoriale, arriva fino alle pagine del Carteggio Aspern di Henry James e di Morte a Venezia di Thomas Mann.

Se nei concerti di Vivaldi questa malinconia nostalgica trova espressione negli Adagi, l’effervescente follia si riconosce nel virtuosismo frenetico degli Allegri, che sollecitano all’estremo le risorse degli esecutori: Charles Burney, altro famoso viaggiatore europeo del Settecento che sull’Italia e sui suoi musicisti ha lasciato preziose testimonianze, nella sua General History of Music scrive: “Se i passi acuti e rapidi costituissero dei peccati, Vivaldi avrebbe pesanti responsabilità di cui render conto…”

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 GEMMA BERTAGNOLLI

 E ARIANNA ART ENSEMBLE

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Il concerto  ha come protagonista Gemma Bertagnolli, considerata tra le interpreti italiane di riferimento per la musica barocca e vincitrice di  prestigiosi  concorsi internazionali. L’artista poliedrica, che ha inciso  anche con Ennio Morricone e Dulce Pontes per Sony Music, eseguira' con l' Arianna Art Ensemble un programma variabile dal vasto repertorio di Gemma .

 

 

 

 

 

LA MUSICA NEL REGNO DI SICILIA E DI NAPOLI AL TEMPO DEI VICERE' SPAGNOLI

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Con l’ingresso a Napoli delle truppe di Ferdinando il Cattolico, nel Maggio del 1503, il Regno era

passato alla corona d’Aragona ed iniziava un’amministrazione spagnola che sarebbe durata

duecento anni. Il consolidarsi della dominazione in molte parti della nostra penisola ed il

conseguente stabilirsi di viceré e governatori, di luogotenenti principeschi con tutto il loro seguito

importato dal paese natio, generò uno scambio culturale e un flusso di artisti e musica tra l’Italia

meridionale e la Spagna; queste due culture non solo erano accomunate dalla matrice cattolica, ma

rappresentavano da secoli un baluardo stesso della cristianità; inoltre la dominazione iberica aveva

lasciato profondi segni linguistici,culturali e stilistici. In molti casi, come nel caso del repertorio di

danze e musiche popolari si verificò una ardita e affascinante operazione culturale che vide il

fondersi degli elementi musicali della tradizione spagnola con suoni e colori della musica colta e

popolare dell’Italia meridionale.

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Quel sottile filo che lega Spagna  Sicilia e Napoli è ricreato dall’ Ensemble Jacaras  che  porta in scena uno spettacolo che attraverso la musica e la recitazione ricrea l’ atmosfera che si viveva nel ‘500 e ‘600  nel sud Italia durante la dominazione spagnola.  

 

Lo spettacolo è frutto di una ricerca storica di Paolo Rigano sulle musiche italiane e spagnole del periodo, che vengono eseguite con gli affascinanti strumenti dell’epoca e  la corretta tecnica esecutiva.

 

Villanelle , tonos,  danze e ritmi della tradizione sottolineano la caratteristica “colta e popolare” di questa musica , che veniva eseguita nelle strade e nei salotti dei palazzi nobiliari di Palermo e Napoli.

 

Il  testo , recitato da Debora Troìa,  tratto dal racconto "Canto perche' l'amor non passa" di Gianfranco Perriera  , che narra la storia di una giovane donna  vissuta in quel periodo a Napoli e Palermo, si alterna con sapienza  alle musiche , che ne esaltano i momenti lirici , comici e drammatici. 

 


Programma

 

Anonimo

Madonna tu mi fai lo scorrucciato

 

Anonimo

I sarracini adorano lu sole

 

J. Hidalgo

No Querais Dormir

 

J. Marin

No Piense Menguilla ya

 

A. de Santa Cruz

Jacaras

 

J. Marin

Niña como en tus mudanças

 

A. Piccinini

Ciaccona

 

Anonimo

Fronni d’alia

 

Anonimo

Vurria ca fosse ciaola

 

Anonimo

La fimminisca

 

S De Murcia

Fandango

 

Anonimo

Mi votu e mi rivotu

 

Anonimo

Tarantella

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 musicisti

 Debora Troia                canto e recitazione

 Paolo Rigano                chitarra barocca

 Matteo Rabolini           percussioni

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IL POLISTRUMENTISMO NEL BAROCCO

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Il concerto oltre ad essere dedicato alla figura del polistrumentista nel ‘700,   offrirà al pubblico l’occasione di “viaggiare” attraverso i repertori musicali per flauto dolce, fagotto e arciliuto  dell’Europa tardo-barocca, per potere apprezzare le differenze stilistiche e anche l’interessante gioco di influenze creatosi fra le diverse espressioni nazionali.  Protagonisti Alessandro Nasello flauto e fagotto e l’Arianna Art Ensemble : Andrea Rigano (violoncello) e Cinzia Guarino (clavicembalo). Alessandro Nasello si esibisce regolarmente nelle più prestigiose sale da concerto per i festival e le stagioni musicali europee di musica antica,  e collabora  stabilmente con i principali gruppi di musica antica in Europa.

Oggi ci sembra quasi una rarità, invece nel barocco il musicista solitamente suonava più strumenti,   come  racconta nel suo Trattato sul flauto traverso Johann Joachim Quantz (1697-1773), che all’  età di 16 anni suonava: il violino, il violoncello la viola da gamba, il contrabbasso, l’  oboe, la tromba , il corno da caccia, il cornetto, il fagotto, il trombone, il flauto dolce, e studiava il clavicembalo e la composizione.

In programma musiche di Diogenio  Bigaglia, Luigi Merci,  Silvius Leopold Weiss, Ludovico Roncalli, Johann Fasch e Johann Adolf Hasse.

Alessandro Nasello si esibisce regolarmente nelle più prestigiose sale da concerto per i festival e le stagioni musicali europee di musica antica,  e collabora  stabilmente con i principali gruppi di musica antica in Europa.

Ha all’attivo diverse registrazioni per le  case discografiche :DECCA,  ORF e Overplay-

 

Programma

 

Diogenio Bigaglia   (1676-1745)    Sonata in la min per flauto soprano e continuo

(Adagio – Allegro-Tempo di Minuetto- Allegro)

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 Sonata in La min op 3 n.6 per fagotto e continuo

(Allemanda- Adagio-Tema con Variazioni)

 

Silvius Leopold Weiss (1686-1750)

Ciaccona

 

Johann Adolf Hasse  (1699-1783) Cantata in si b maggiore

( Allegro-Adagio-Allegro-)

 

Ludovico Roncalli  (1686-1750)

Passacaglia

 

Johann Friedric Fasch  (1688-1758) Sonata in do maggiore per fagotto e continuo

(Largo- Allegro-Andante- Allegro Assai)

 

Alessandro Nasello  flauto  fagotto barocco

Paolo Rigano (arciliuto e chitarra) ,

Andrea Rigano (violoncello)

Cinzia Guarino (Clavicembalo).

 


 

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“Mio caro Casanova...Lettere d'amore e di amicizia”

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Conosciuto come seduttore instancabile, ingannevole e profittatore, Giacomo Casanova è rappresentato da un punto di vista diverso, quello delle donne che lui ha amato, corteggiato o soltanto avuto per amiche. Attraverso le tantissime lettere a lui inviate, rinvenute nel 1911 dallo studioso Aldo Ravà a Dux, in Boemia, dove Casanova risiedette fino alla morte, emerge, infatti, un lato insolito del famoso libertino veneziano, che si rivela, invece, di una inaspettata umanità, disponibilità e amicizia nei confronti delle donne. Ben si comprende che oltre a saperle amare, Casanova sapeva anche ascoltarle e regalare loro le sue attenzioni. Nello spettacolo, le due attrici Silvia Di Giovanna e Fabiola Arculeo danno vita a otto delle molteplici autrici delle epistole, alcune delle quali lasciate volutamente piene di errori ortografici, sgrammaticate o traslate direttamente dal dialetto, per non alterarne la genuinità.

Grande ruolo nello spettacolo ha la musica di A. Vivaldi, anonimi veneziani e J.A. Hasse che riporta  clima affascinante, splendido e ineguagliabile del '700.

 

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PICCOLA CRONACA DI ANNA MAGDALENA BACH

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La visita di Kaspar

Suite per violoncello n. 5 BWV 1011 : Sarabanda

Triosonata BWV 527: Andante

La prima volta che lo vidi.....

Sonata per flauto e b.c. BWV 1034 : Andante

Ricordo di Sebastian

Suite Inglese per cembalo BWV 808:

Preludio Suite per violino BWV 1004 : Giga

Il percorso artistico del giovane Bach

Suite per liuto BWV 995:

Allemanda

Triosonata BWV 527: Vivace

Il Clavier Büchlein für Anna Magdalena Bach

Preludio in do maggiore BWV 846

Sonata in mi minore BWV 1034: Allegro

Bach insegnante

Suite per violoncello n. 5 BWV 1007: Sarabanda Trio sonata in sol maggiore :Vivace

La nostra, una famiglia di musicisti!

Trio in sol minore BWV 584Suite per violoncello n. 3 BWV 1009: Allemanda

Suite Inglese BWV 808: Sarabanda

Tra le sue opere : La passione di Cristo

Passione Secondo San Matteo: Aria “Aus Liebe will mein Heiland sterben”

Ah mio grande uomo, ora è andato a far musica in Cielo!

“Finchè la sua musica vivrà egli vivrà con noi”.

 

Nel 1721 Johann Sebastian Bach (1685-1750 sposò Anna Magdalena Wilken una giovane cantante di diciassette anni più giovane di lui.La differenza di età non impedì un’unione ideale: la casa si riempì presto di figli, che andarono ad aggiungersi ai nati dal primo matrimonio. La musica e la fede segnarono trent’anni di vita comune, dapprima al castello di Cöthen e quindi a Lipsia. La donna, oltre a occuparsi dell’educazione dei figli, ricopiava in bella copia le composizioni organistiche di Bach scritte per gli allievi e sapeva aiutarlo nel preparare le parti d’orchestra per le esecuzioni domenicali. La calligrafia della moglie divenne negli anni così simile a quella del marito che molti manoscritti furono a lungo scambiati dagli studiosi per autografi del compositore. Tanta dedizione fu ricambiata da un amore intenso e un piccolo quaderno di composizioni: Bach vi raccolse alcuni semplici pezzi che dovevano servire alla moglie per perfezionarsi nel suonare il clavicembalo. Alla morte del marito, nessuno dei figli provvide a lei, così la donna visse del sostentamento della Municipalità di Lipsia e, probabilmente, accolta in casa di amici.

Anna Magdalena rivive in questo spettacolo, nato da una combinazione di testi e musiche, per rievocare alcuni momenti intensi degli anni passati al fianco di Johann Sebastian, attraverso il reading recitativo di testi drammaturgicamente adattati, tratti dal libro “Piccola cronaca di Anna Magdalena Bach” e l’esecuzione di musiche tra le più belle del grande musicista, alcune delle quali comprese nel “Clavier-Büchlein für Anna Magdalena ”, che Bach le dedicò nel 1722 e da lei gelosamente conservato.

La percezione, così, è quella non solo del Bach artista, ma anche della sua dimensione umana e familiare, il miracolo della sua arte, i suoi momenti difficili, la sua fermezza morale ed intellettuale.

Francesco Colletti, violino

Alessandro Nasello, flauto

Cinzia Guarino, clavicembalo

Andrea Rigano, violoncello

Paolo Rigano, liuto

Anna Magdalena:  Silvia Di Giovanna

Kaspar Burgholt: Daniele Profeta

Riduzione e adattamento scenico: Adriana Rigano

Regia : Paolo Rigano

Costumi : Silvia Di Giovanna Audio e luci: LUX Eventi

 

Costi : 3500 euro

 

 

MORCEUX DE MOLIERE

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Lo spettacolo “Morceaux de Molière. Les hommes et les femmes...sul matrimonio ed altri affari”  mette in scena,  monologhi e dialoghi di diverse opere dell'autore francese, accomunati  da un  filo conduttore, il rapporto tra uomo e donna, ed in particolare, il matrimonio e tutto ciò che è ad esso collegato.

I brani  letti e interpretati da quattro  attori in scena,  trattano dei diversi punti di vista sul matrimonio, le motivazioni che inducono al matrimonio, la gelosia, il piacere dell'amore, il fallimento della scelta e il tradimento,  così come nello stile di Molière, in chiave umoristica, dalla quale deriva una satira divertente e amara della società del tempo,  in particolare della borghesia nella incessante ricerca di imitare l'aristocrazia.

Nello spettacolo viene messa in evidenza la insospettabile psicologia dei sessi rappresentata da Molière, acuto osservatore della società:  ad un maschilismo estremo, infatti,  viene contrapposta la capacità delle donne di autodeterminarsi  e la voglia di emanciparsi  attraverso la cultura.

Pungente e spassosissima è l'ironia di Molière sulla gelosia fuori da ogni ragione, tematica attualissima, che  ritroviamo anche  nel periodo barocco quale spunto di riflessione.

Le bellissime musiche dell'epoca  si alternano ai brani delle commedie. Tra gli autori, Jean Baptiste Lully e Marc-Antoine Charpentier, i principali compositori che hanno musicato le opere di  Molière. In scena gli attori Elena Pistillo, Antonio Silvia

Silvia Di Giovanna, Francesco Cusumano.

 Le musiche sono realizzate da Francesco Colletti, violino, Alessandro Nasello, flauto dolce, Paolo Rigano, chitarra barocca , Cinzia Guarino, clavicembalo.

 

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 I CONCERTI DA CAMERA DI ANTONIO VIVALDI

La tempesta di mare

(Allegro) Largo Presto

Concerto in sol minore RV 105

Allegro largo (Allegro)

Trio RV 103 per flauto, oboe e fagotto

Allegro ma cantabile, Largo, Allegro non molto

Concerto in fa maggiore RV 100

Allegro, (largo), Allegro

Concerto in sol minore RV 107

Allegro, Largo, Allegro

La grande disponibilità di abili musiciste che Vivaldi poteva avere in qualità di

“Maestro de’ Concerti” presso la Pietà a Venezia, contribuì a favorire un’ampia

ricerca di diverse combinazioni strumentali, prospettando un'esplorazione più ricca e

varia rispetto alla consuetudine, con soluzioni paragonabili a quelle dei

Brandeburghesi di Bach. Composizioni dunque di insolita strumentazione, la maggior

parte di questi “Concerti senza orchestra” rivela il gusto vivaldiano per l’onomatopea

e per il descrittivismo sonoro; alcuni possono essere considerati come una serie di

concerti per flauto, altri invece, per l’alternarsi di episodi stilistici in varie

combinazioni strumentali, possono essere considerati assimilabili alla struttura del

Concerto Grosso. Sono opere nelle quali le forme della tradizione musicale barocca

sembrano venire intenzionalmente trasformate, sviluppando modelli compositivi più

aperti, consentendo di sperimentare nuove possibilità formali e timbriche.

 

 

Ottavio Brucato, flauto dolce

Fabio D' Onofrio, oboe

Valeria Caponnetto, violino

Alessandro Nasello, fagotto

Andrea Rigano, violoncello

Paolo Rigano, arciliuto

Cinzia Guarino, clavicembalo           

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                                                                                   PROGRAMMI CLASSICI SU STRUMENTI STORICI

 

 

IL PIANOFORTE DI MOZART

 

Un concerto di musiche mozartiane, eseguite su strumenti originali e copie degli strumenti coevi mozartiani. La notevole differenza tra tali strumenti e quelli in uso comunemente oggi, dà origine ad una prassi esecutiva   alquanto diversa, e di conseguenza si ottiene un risultato timbrico e musicale quanto mai nuovo e sorprendente per il pubblico di oggi.

 

Cinzia Guarino, fortepiano

Fabio D’Onofrio, oboe

Tindaro Capuano, clarinetto

Francesco Colletti, viola

Alessandro Orlando, corno

Alessandro Nasello, fagotto

 

Programma

Trio in mib magg. K 498 "Kegelstatt" per fortepiano, clarinetto e viola,

Fantasia in re minore k 397 per fortepiano

Quintetto in mib magg K 452 per fortepiano, oboe, clarinetto, corno, fagotto

 

 

UN TRIO INSOLITO

 

Cinzia Guarino, fortepiano

Francesco Colletti, violino

Alessandro Nasello, fagotto Savary a Paris 1820

 

Programma

 

- F. Schubert Sonata D 384, per violino e pianoforte;

- F. Chopin Terza Ballata, Ballata in La bem maggiore Op.47;

- A. Reicha Sonata in Si bem opera postuma, per fagotto e pianoforte;

- M. Glinka Trio “Pathetique” per piano, violino e fagotto

- P. Rigano  Elegia

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MOZART

Gran Partita

 

Il celebre pezzo mozartiano per tanti fiati di Mozart “la Gran Partita” per 13 strumenti con i migliori strumentisti a fiato del panorama italiano, affermati e in carriera in Europa.

 

Largo - Allegro molto, Minuetto, Adagio, Minuetto (allegretto), Romanza (adagio-allegretto-adagio), Tema con variazioni (andante-allegretto), Rondò (allegro molto)

 

 

Musicisti:

Emiliano Rodolfi, Gioacchino Comparetto: oboi

Francesco Spendolini, Giuseppe Balbi: clarinetti

Tindaro Capuano, Domenico Urbinati: corni di bassetto

Alessandro Denabian, Elisa bognetti, Alessandro Orlando, Antonino Patti: corni

Alessandro Nasello, Giuseppe Davì: fagotti

Maurizio Barigione: controfagotto / o contrabbasso: Luca Ghidini

 

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L. V. Beethoven

Settimino

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Allegro con brio

Adagio cantabile

Tempo di menuetto

Tema con variazioni : Andante

Scherzo : Allegro molto e vivace

Andante con moto alla marcia. Presto

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Musicisti:

Patrizio Germone: violino

Giorgio Chinnici: viola

Andrea Rigano: violoncello

Luca Ghidini: contrabbasso

Giuseppe Balbi: clarinetto

Alessandro Nasello: fagotto

Alessandro Orlando: corno

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TRA SICILIA E SPAGNA NEL  700

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Il concerto dal titolo “Tra Sicilia e Spagna nel 700”  ha come protagonista la soprano Maria Hinojosa Montenegro, considerata tra le nuove interpreti europee di riferimento per la musica barocca e vincitrice di  prestigiosi  concorsi internazionali. L’artista poliedrica ha all’attivo una copiosa produzione discografica, e ha lavorato con i grandi specialisti come G.Garrido, G.Antonini o O. Dantone, S. Montanari. In programma il Salve Regina  e arie per solo soprano di Antonino Reggio

 

Maria Hinojosa Montenegro, soprano

Francesco Colletti, Victoria Melik, violini

Raffaele Nicoletti, viola

Alessandro Nasello, fagotto barocco

Andrea Rigano, violoncello

Paolo Rigano arciliuto

Cinzia Guarino clavicembalo    

 

Programma A. Caldara (1670 –1736)

Sinfonia  dall’Oratorio “Maddalena ai piedi di Cristo”

Da Il più bel nome : “ S’egl ‘ è ver che amaste un dì”

E. D’Astorga (1680-1757)

dalla Dafni : “Vo cercando in queste valli”

F. Lizio (?- 17778)

Concerto in Do maggiore per fagotto, archi e continuo

  1. Reggio  (1725-1780)

 

Salve Regina  e arie per soprano 

G. B. Pergolesi (1710-1736)

Sinfonia in sol maggiore

 

DomènecTerradellas (1713-1751)

dall’ Imeneo in Atene: “ V'è un infelice che per te more”

Santiago De Murcia (1673-1739)

 Tarantella

Domènec Terradellas (1713-1751)
dall’ Imeneo in Atene : “Chi sà dir se la mia speme “

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Note sul programma

Il programma del concerto è   un viaggio attraverso la musica settecentesca dei regni di Sicilia , Napoli e della Spagna,  che vuole mettere in luce  quell'interessante gioco di influenze creatosi fra le diverse scuole musicali,  ma anche apprezzarne le differenze stilistiche . A partire    dalla seconda meta del’600 iniziò uno scambio culturale e un flusso di artisti e musica tra l’Italia meridionale e la Spagna; queste due culture  non solo erano accomunate  dalla matrice cattolica, ma rappresentavano da secoli un baluardo stesso della cristianità; inoltre la dominazione iberica aveva lasciato profondi segni linguistici, culturali e stilistici,rendendo naturale la migrazione di musicisti e cantanti proprio verso la Spagna, come nel caso di Emanuele Rincón d' Astorga , nato ad Augusta nel 1680  e morto a Madrid nel 1757, il cui Dramma Pastorale Dafni   riscosse enorme successo proprio  nel Teatro di Barcellona, dove nel 1708  venne anche eseguita l’opera “ Il più bel nome” di Antonio Caldara  da cui è tratta l’aria in programmma  : “ S’egl ‘ è ver che amaste un dì”,  scritta per il matrimonio di Carlo III di Spagna, fratello dell'imperatore d'Asburgo Giuseppe, con Elisabetta Cristina di Brunswick-Wolfenbüttel.

 

Nella  vita Antonio Caldara ed Emanuel D’Astorga erano legati anche da una forte amicizia, tanto che la figlia di Caldara , Sofia Jacobina Maria, fu  battezzata proprio da Astorga, il 9 maggio 1712.

 Tra coloro che  intrapresero questo percorso cosmopolita possiamo annoverare sicuramente Santiago De Murcia, chitarrista e compositore vissuto in Spagna  a cavallo tra XVII e XVIII secolo, sensibile in particolare alle danze e temi popolari,  che compì , in quei lontani anni, una ardita e affascinante operazione culturale riuscendo nelle sue opere ad integrare  musica della tradizione spagnola e suoni e colori delle culture popolari dell’Italia meridionale.  I due brani  Fandango e Tarantella tratti da Codice Saldivar n.4 e Resumen sono un esempio di  questo suo ambizioso progetto.

Ovviamente la migrazione avvenne  anche in senso  contrario, come nel caso del compositore catalano  Domènec Terradellas, che nel 1732 si recò a Napoli per studiare presso il Conservatorio dei Poveri di Cristo con Francesco Durante , lo stesso insegnante che aveva curato la formazione di Giovanni Battista Pergolesi, il quale proprio in quegli anni trionfava sulla scena musicale, seppur per breve tempo, dato che la morte lo colpì a soli 26 anni.

In programma anche in prima esecuzione assoluta il Salve Regina  del compositore Siciliano Antonino Reggio nato ad Aci Catena nel 1725. Prima di essere riscoperta nel 2000 in una biblioteca in Germania, la musica di Antonino Reggio, è rimasta dimenticata per oltre due secoli. Negli ultimi quindici anni è stata effettuata un’approfondita ricerca sulla vita di questo grande e talentuoso prete siciliano. Il manoscritto del Salve Regina è datato 20 aprile 1747, a Napoli, ed è dedicato a Caterina Gravina, principessa di Campofiorito, la moglie di Don Luigi Reggio, ambasciatore in Spagna e Francia. Nel 1770 Charles Burney  nel suo libro The Present State of Music in France and Italy afferma che Reggio era,  «eminente  per  le  [sue]  abilità  artistiche e il  sapere  nella  scienza  del  suono»,  e poi ‹‹ il  miglior  clavicembalo  che  ho  incontrato,  quello di  monsignor  Reggio  a  Roma.» .

 Lo stesso Burney ricorda di avere ascoltato a Napoli,  eseguito da un alunno del Conservatorio dei  Turchini, un concerto per fagotto e archi e continuo, presumibilmente quello in Do maggiore in programma di Ferdinando Lizio, fagottista e compositore che ricopre un ruolo di tutto rispetto nella letteratura solistica per fagotto, pur essendo un autore minore della scuola napoletana.

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